La scultura di medie dimensioni raffigura una corpo femminile semi nudo, seduto trasversalmente su una sedia, languidamente appoggiato allo schienale. La figura, nonostante la posizione seduta, evoca sensazione di moto e dinamismo grazie alla torsione del corpo, delle braccia e delle gambe che permettono l’osservazione da più angolazioni. La donna siede con il peso del corpo appoggiato sull’ascella sinistra e il braccio cade abbandonato di là dallo schienale; l'altro braccio è flesso tanto da permettere alla mano destra di toccare con delicatezza la spalla sinistra. Il drappo di stoffa, anch’esso appoggiato alla sedia, copre solo la parte anteriore delle gambe e le numerose pieghe e grinze della stoffa fanno sembrare che il mantello stia scivolando dal corpo pian piano, lasciando sempre più scoperte le sensuali rotondità del corpo. Il capo è timidamente chinato in avanti; in primo piano la testa avvolta da una leggera cuffia legata con un fiocco sulla nuca, quasi a imitare una piccola acconciatura. Solo poche ciocche di capelli sulla fronte lasciano intravedere la capigliatura riccia della donna. Il volto è piccolo, i lineamenti minuti, gli occhi socchiusi guardano in basso, la bocca, piccola anch’essa, è magra e chiusa. La statua potrebbe essere identificata come «Diana in riposo», esposta alla Promotrice Torinese del 1940: la dea infatti, protettrice delle donne e amante della solitudine, facilmente potrebbe adattarsi a questa rappresentazione raffinata, timida e delicata.
Valentina Donati