Il ritratto di José Gervasio Artigas, con lo sguardo fiero e deciso che lo contraddistingue, è rappresentato in tutta la sua eleganza e compostezza che emerge, in primo luogo, dalla ricercatezza dei particolari: nel doppio colletto alzato, nei lineamenti del viso ben marcati, nella capigliatura lievemente mossa. La testa ritratto fu realizzata dall’artista nel 1912, in occasione della sua partecipazione al concorso internazionale per il monumento all’eroe uruguayano José Gervasio Artigas a Montevideo. Tale concorso risale al 10 ottobre 1883, ma per anni non trovò un vincitore. Fu soltanto nel 1913 che la scelta ricadde sul noto artista del tempo Angelo Zanelli. Il monumento di Montevideo realizzato da Zanelli fu collocato in Plaza de la Independencia, dove si trova tutt’ora. Più che di un monumento però, si trattò di un vero e proprio mausoleo all’eroe uruguayano, contenente i resti di Artigas proprio alla base del monumento stesso. L’importanza di erigere una tale opera monumentale nella capitale uruguayana derivò dall’importanza stessa che rivestì la figura di Artigas nel piccolo stato sudamericano; egli è infatti considerato a tutti gli effetti un eroe nazionale poiché ricoprì un ruolo di primo piano nelle lotte indipendentiste e nella diffusione delle idee repubblicane e democratiche nel Sudamerica.
José Gervasio Artigas, nato a Montevideo nel 1764, si affermò come brillante condottiero nel momento in cui scoppiarono le guerre indipendentiste nel Sudamerica. Nel 1811, assieme al parroco Martinez, tentò un movimento rivoluzionario contro gli spagnoli nella colonia del Rio de la Plata. Inizialmente Artigas sostenne la rivolta argentina contro la Spagna, ma in seguito agì a sua volta per affermare l’autonomia uruguayana. Quando nel 1814 la giunta rivoluzionaria di Buenos Aires, con chiari intenti d’annessione, riconobbe i diritti spagnoli sul Paese, Artigas reagì occupando un’ampia regione e fondando un primo governo autonomo dell’Uruguay (le cosiddette Province Unite del Rio de la Plata, organizzate in base ai principi del federalismo e della Repubblica). Nel 1816 venne dichiarata definitivamente l’indipendenza dalla Spagna, ma il territorio fu invaso dai Portoghesi-Brasiliani e nell’arco di cinque anni assoggettato. Nel 1817 i portoghesi si impadronirono di Montevideo e sconfissero Artigas nel 1820, costringendolo all’esilio in Paraguay, dove morì nel 1850. Nel 1821, nel momento in cui l’Uruguay venne unito al Brasile come stato Cisplatino, il nazionalismo uruguayano – seppur senza l’aiuto diretto di Artigas – riprese vigore e, incoraggiato dall’Argentina, fu alla base di una sollevazione generale che portò a sconfiggere l’esercito brasiliano nel febbraio del 1827 e a firmare la pace e il trattato di Rio nell’agosto del 1828. Tale trattato riconobbe a tutti gli effetti l’indipendenza dell’Uruguay.
La vicenda relativa al concorso per il monumento ad Artigas, a cui partecipò lo stesso Monti, si inscrive nel contesto di esaltazione delle glorie risorgimentali che passò attraverso i monumenti e che prese piede negli anni 80 e 90 dell’800 fino ad arrivare ad oltrepassare le soglie del Novecento. Tenendo conto di questo, è possibile comprendere quanto fosse fortemente sentito, ancora agli inizi del XX secolo, l’interesse artistico verso un eroe risorgimentale quale Artigas, figura di spicco nella costruzione dell’identità nazionale del piccolo stato dell’Uruguay. Nel 1934 l’opera in esame è stata esposta alla mostra annuale della Società “Amici dell’Arte” di Torino.
Francesca Michelini